
Transazione fiscale: cos’è e quando può essere utilizzata
Transazione fiscale: cos’è e quando può essere utilizzata
Transazione fiscale: cos’è e quando può essere utilizzata
Quando un’impresa accumula debiti fiscali importanti, una delle domande più frequenti è semplice: è possibile trovare un accordo con il Fisco e pagare il debito in modo sostenibile?
In determinate situazioni la risposta può essere sì.
La transazione fiscale è uno degli strumenti previsti nell’ambito della gestione della crisi d’impresa e può consentire, alle condizioni stabilite dalla legge e all’interno delle procedure previste, di formulare una proposta per il pagamento parziale e/o dilazionato di determinati debiti tributari.
Questo però non significa che ogni impresa possa ottenere automaticamente uno “sconto” sui propri debiti.
La possibilità concreta dipende dalla situazione aziendale, dalla procedura utilizzata, dalla composizione del debito e soprattutto dalla sostenibilità e convenienza della proposta.
Cos’è la transazione fiscale
La transazione fiscale è uno strumento attraverso il quale un’impresa in difficoltà può inserire i propri debiti verso l’Amministrazione finanziaria all’interno di un più ampio percorso di risanamento o regolazione della crisi.
Nel Codice della crisi sono previste specifiche forme di trattamento dei crediti tributari e contributivi, ad esempio nell’ambito degli accordi di ristrutturazione dei debiti e del concordato.
La normativa consente, nel rispetto delle condizioni previste, di proporre il pagamento parziale o dilazionato di tributi e relativi accessori e, nei contesti disciplinati dalla legge, anche di contributi previdenziali e premi assicurativi.
L’obiettivo non è semplicemente ridurre il debito.
L’obiettivo è costruire una soluzione che possa risultare compatibile con la capacità economica dell’impresa e con il trattamento che il creditore pubblico riceverebbe nelle alternative previste dalla legge.
Quando può essere utilizzata
La transazione fiscale non è una richiesta generica che qualsiasi azienda presenta al Fisco indipendentemente dalla propria situazione.
Si inserisce all’interno di specifici strumenti di regolazione della crisi.
Può quindi essere valutata, a seconda del caso, nell’ambito di percorsi come:
accordi di ristrutturazione dei debiti;
concordato;
composizione negoziata, secondo le regole specificamente previste;
altri strumenti nei quali il Codice della crisi disciplina il trattamento dei crediti pubblici.
La normativa vigente consente inoltre, nel corso della composizione negoziata, di formulare alle agenzie fiscali e all’Agenzia delle Entrate-Riscossione una proposta transattiva che preveda un pagamento parziale o dilazionato. La proposta deve essere accompagnata dalla documentazione e dalle attestazioni previste dalla legge.
Questo significa che prima di parlare di percentuali o riduzioni è necessario capire quale procedura sia realmente applicabile all’impresa.
Quali debiti possono entrare nella proposta
Il perimetro dipende dallo strumento utilizzato.
Nell’ambito degli accordi di ristrutturazione, il Codice della crisi disciplina il trattamento dei tributi e dei relativi accessori amministrati dalle agenzie fiscali, oltre ai contributi e premi amministrati dagli enti previdenziali, assistenziali e assicurativi obbligatori.
Nel concordato è prevista analogamente la possibilità di proporre, alle condizioni stabilite dalla legge, un pagamento parziale o dilazionato dei crediti tributari e contributivi.
Non bisogna quindi limitarsi a guardare il totale indicato in una cartella o nell’estratto debitorio.
È necessario ricostruire con precisione:
natura dei debiti;
ente creditore;
capitale, interessi e sanzioni;
eventuali somme già oggetto di rateazione;
atti notificati;
procedure di riscossione eventualmente già avviate.
Solo dopo questa analisi può essere costruito uno scenario realistico.
Si può davvero ridurre il debito fiscale?
In determinate procedure può essere proposta anche una soddisfazione parziale del credito.
Ma questo è il punto sul quale bisogna essere più chiari.
Non esiste una percentuale di riduzione garantita.
Non basta avere difficoltà finanziarie per ottenere automaticamente una falcidia del debito.
La proposta deve rispettare i requisiti previsti dalla procedura e deve essere supportata da dati economici e finanziari credibili.
In diversi casi la normativa richiede inoltre la valutazione di un professionista indipendente, anche con riferimento alla convenienza o al trattamento del creditore pubblico rispetto allo scenario alternativo della liquidazione giudiziale.
Per questo motivo parlare di “saldo e stralcio con il Fisco” senza prima analizzare l’impresa può essere fuorviante.
La sostenibilità della proposta è fondamentale
Una proposta efficace non deve essere soltanto conveniente sulla carta.
Deve essere eseguibile.
Supponiamo che un’impresa abbia un debito fiscale molto elevato e proponga di pagarlo attraverso un piano pluriennale.
La domanda non sarà solamente:
“Quanto possiamo ridurre?”
Bisognerà invece verificare:
quanto genera realmente l’azienda;
quali flussi di cassa saranno disponibili;
quali altri creditori devono essere soddisfatti;
quale debito può essere sostenuto nel tempo;
quali risorse straordinarie possono essere utilizzate;
se il piano consente all’impresa di continuare a operare.
Una proposta troppo aggressiva ma economicamente irrealistica rischia semplicemente di spostare il problema nel futuro.
Quali documenti servono
La documentazione cambia in base allo strumento utilizzato, ma la costruzione di una proposta richiede generalmente una fotografia molto precisa dell’impresa.
Diventano quindi importanti:
situazione economica e patrimoniale;
esposizione tributaria aggiornata;
esposizione previdenziale;
situazione bancaria;
debiti verso fornitori;
liquidità disponibile;
previsioni economico-finanziarie;
valore del patrimonio aziendale;
eventuali procedure esecutive già iniziate.
Nella composizione negoziata, ad esempio, l’accordo transattivo con i creditori fiscali richiede una relazione di un professionista indipendente sulla convenienza della proposta e una relazione sulla completezza e veridicità dei dati aziendali redatta dal soggetto previsto dalla normativa.
Il punto è quindi chiaro: la transazione fiscale non nasce da una semplice domanda di sconto, ma da un progetto documentato di gestione della crisi.
Transazione fiscale, rateizzazione e rottamazione: non sono la stessa cosa
Questi strumenti vengono spesso confusi.
Una rateizzazione normalmente interviene sulle modalità di pagamento del debito, distribuendolo nel tempo secondo le condizioni previste.
Le eventuali definizioni agevolate o rottamazioni dipendono invece da specifiche disposizioni legislative e hanno regole proprie.
La transazione fiscale, invece, è collegata agli strumenti previsti per la regolazione della crisi e può riguardare, nei casi e nei limiti stabiliti dalla legge, il trattamento del credito pubblico all’interno di un progetto più ampio.
Non bisogna quindi scegliere lo strumento partendo dal nome che sembra più conveniente.
Bisogna partire dalla situazione dell’impresa.
Esempio pratico
Immaginiamo una società che abbia:
debiti verso Agenzia delle Entrate;
cartelle già affidate alla riscossione;
esposizioni bancarie;
debiti verso fornitori;
attività aziendale ancora operativa;
una capacità di generare liquidità, ma insufficiente a pagare tutto immediatamente.
Limitarsi a rateizzare una singola cartella potrebbe non risolvere il problema.
In un caso del genere può essere necessario analizzare l’indebitamento nel suo complesso e verificare se esistono i presupposti per una procedura che consenta di trattare contemporaneamente più categorie di creditori.
È in questa valutazione che la transazione fiscale può diventare una componente di una strategia complessiva di risanamento.
Cosa succede se la proposta non viene accolta
Anche questo aspetto deve essere considerato fin dall’inizio.
La presentazione di una proposta non garantisce il suo accoglimento.
A seconda dello strumento utilizzato esistono regole differenti in merito all’adesione dei creditori pubblici e alle condizioni nelle quali può eventualmente intervenire il tribunale.
Per gli accordi di ristrutturazione, ad esempio, il Codice della crisi disciplina specifiche condizioni nelle quali il tribunale può omologare l’accordo anche in mancanza dell’adesione del creditore pubblico, ma soltanto quando ricorrono precisi requisiti.
Per questo la strategia deve essere costruita valutando sia lo scenario positivo sia quello in cui la proposta non ottenga l’esito sperato.
Quando conviene iniziare a valutare la situazione
Uno degli errori più comuni è aspettare che il problema fiscale sia già diventato ingestibile.
È preferibile intervenire quando l’impresa è ancora in grado di:
ricostruire con precisione la propria esposizione;
produrre dati finanziari attendibili;
sviluppare un piano industriale;
mantenere continuità operativa;
negoziare con i propri creditori.
Prima si comprende la dimensione reale della crisi, maggiori sono normalmente gli strumenti che possono essere valutati.
Tassorama: dalla situazione fiscale a un piano sostenibile
La presenza di un debito fiscale importante non significa automaticamente che l’impresa debba essere chiusa, così come la transazione fiscale non rappresenta automaticamente la soluzione.
Serve prima comprendere quale sia la situazione reale.
Tassorama analizza l’esposizione fiscale e debitoria dell’impresa, verifica il quadro complessivo dei creditori e valuta insieme all’imprenditore quali percorsi possono essere concretamente presi in considerazione.
Hai debiti fiscali che stanno diventando difficili da sostenere? Richiedi un’analisi della tua situazione a Tassorama.