
Saldo e stralcio dei debiti fiscali: quando se ne può parlare
Saldo e stralcio dei debiti fiscali: quando se ne può parlare
Saldo e stralcio dei debiti fiscali: quando se ne può parlare
Quando un'impresa accumula debiti verso l'Agenzia delle Entrate, una delle domande più frequenti è: è possibile chiudere il debito pagando soltanto una parte dell'importo dovuto?
La risposta dipende dalla situazione.
L'espressione saldo e stralcio viene spesso utilizzata per indicare un accordo attraverso il quale un debito viene definito mediante il pagamento di una somma inferiore a quella originariamente dovuta.
Quando però il creditore è il Fisco, non è sufficiente proporre un importo e attendere che venga accettato.
I debiti tributari sono soggetti a una disciplina specifica. Le possibilità di riduzione, dilazione o definizione dipendono dalla natura del credito, dalle condizioni dell'impresa e dallo strumento giuridico utilizzabile.
Per questo è importante distinguere tra una semplice difficoltà di pagamento e una situazione nella quale esistono concretamente i presupposti per costruire una proposta di regolazione del debito.
Che cosa significa saldo e stralcio dei debiti fiscali?
Nel linguaggio comune, il saldo e stralcio consiste nella chiusura di una posizione debitoria attraverso il pagamento concordato di un importo ridotto.
Nel rapporto con il Fisco, tuttavia, non esiste una possibilità generale per qualsiasi impresa di chiedere liberamente uno sconto sulle proprie cartelle.
Occorre distinguere, in particolare, fra:
Definizioni agevolate introdotte da specifiche leggi.
Rateizzazioni ordinarie.
Trattamento dei crediti tributari nell'ambito degli strumenti di regolazione della crisi.
Accordi transattivi consentiti dalla disciplina applicabile.
Il precedente provvedimento denominato ufficialmente “Saldo e stralcio”, introdotto dalla Legge n. 145/2018, era rivolto esclusivamente a determinate persone fisiche in grave difficoltà economica e a specifici carichi affidati alla riscossione. Non costituiva una misura ordinaria accessibile indistintamente alle imprese.
Per una società con debiti fiscali, quindi, la domanda corretta non è quanto si possa ottenere di sconto, ma attraverso quale percorso sia possibile trattare il debito.
Quando un'impresa può valutare una riduzione del debito fiscale?
Una proposta di pagamento parziale può essere presa in considerazione all'interno degli strumenti previsti dal Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, quando ne ricorrono le condizioni.
La disciplina contempla, tra gli altri, il trattamento dei crediti tributari nel concordato e negli accordi di ristrutturazione dei debiti. Prevede inoltre un accordo transattivo con le agenzie fiscali e l'Agenzia delle Entrate-Riscossione nell'ambito della composizione negoziata, secondo requisiti propri.
Questi percorsi non sono intercambiabili.
Le regole di accesso, la documentazione richiesta, il ruolo dei creditori e le condizioni per l'efficacia della proposta cambiano in funzione dello strumento utilizzato.
Prima di formulare qualsiasi ipotesi è quindi necessario comprendere la situazione complessiva dell'impresa.
Quali debiti fiscali possono essere coinvolti?
Non tutti i debiti possono essere trattati allo stesso modo.
È fondamentale ricostruire l'esposizione, distinguendo per esempio:
Imposte dirette, come IRES e IRPEF.
IVA.
Sanzioni e interessi.
Cartelle e avvisi già affidati alla riscossione.
Contributi previdenziali, da esaminare secondo la disciplina applicabile.
Il Codice della crisi individua i crediti che possono essere oggetto delle diverse proposte e le condizioni per il loro trattamento. Anche il perimetro dell'accordo transattivo nella composizione negoziata è definito dalla legge e non comprende indistintamente tutti i tributi.
Per questo il primo passaggio dovrebbe essere sempre una ricostruzione aggiornata della posizione fiscale, evitando di ragionare unicamente sull'importo complessivo delle cartelle.
Perché non esiste una percentuale di stralcio garantita
Un imprenditore potrebbe chiedersi se sia possibile chiudere un debito fiscale pagando il 30%, il 50% o un'altra percentuale.
Non esiste una percentuale universale applicabile a qualsiasi situazione.
Le condizioni dipendono dalla procedura e dalla proposta.
Negli strumenti di regolazione della crisi, il trattamento dei creditori pubblici deve rispettare specifici requisiti e confrontarsi, nei casi previsti, con quanto essi potrebbero ottenere nello scenario alternativo della liquidazione giudiziale.
Le modifiche normative del 2026 hanno ulteriormente disciplinato il trattamento dei crediti tributari e contributivi, compresi i requisiti previsti in alcune ipotesi di omologazione degli accordi di ristrutturazione in mancanza dell'adesione del creditore pubblico.
Ciò significa che la sostenibilità economica non può essere separata dal rispetto dei requisiti giuridici.
Una proposta non diventa ammissibile soltanto perché l'impresa non dispone delle risorse necessarie a pagare integralmente.
La differenza tra saldo e stralcio, rateizzazione e rottamazione
Questi termini vengono spesso utilizzati come se indicassero la stessa soluzione, ma non è così.
La rateizzazione distribuisce nel tempo il pagamento delle somme dovute, secondo le condizioni applicabili.
La definizione agevolata consente di definire determinati debiti alle condizioni previste da una legge specifica.
La transazione fiscale permette di formulare, nei percorsi disciplinati dal Codice della crisi, proposte di pagamento parziale e/o dilazionato dei crediti ammessi.
Per la rateizzazione ordinaria sono previste regole differenziate secondo l'importo e la situazione economico-finanziaria del contribuente. Le definizioni agevolate hanno invece un proprio ambito applicativo e scadenze specifiche.
Non è quindi corretto considerare automaticamente una rateizzazione come uno stralcio del debito.
Quanto conta la sostenibilità economica della proposta?
È uno degli aspetti centrali.
Una proposta di trattamento del debito fiscale deve essere costruita sulla situazione effettiva dell'impresa.
Per esempio, una società potrebbe avere un'esposizione tributaria significativa, ma continuare a generare fatturato e possedere un'attività economicamente sostenibile.
In un altro caso, invece, l'azienda potrebbe avere un debito inferiore ma non disporre di flussi di cassa sufficienti neppure per sostenere la normale operatività.
Queste due situazioni richiedono valutazioni differenti.
L'analisi deve quindi considerare il debito fiscale, gli altri creditori, la liquidità disponibile, la capacità di generare risorse e le prospettive future.
Una soluzione che appare conveniente sulla carta può non esserlo se l'impresa non riesce concretamente a rispettare gli impegni previsti.
Esempio pratico: un'azienda con debiti fiscali e bancari
Immaginiamo un'impresa che presenti la seguente situazione:
180.000 euro di debiti fiscali.
90.000 euro di esposizione bancaria.
40.000 euro di debiti verso fornitori.
Attività commerciale ancora operativa, ma con liquidità insufficiente.
Si tratta di un esempio puramente illustrativo.
L'imprenditore potrebbe essere tentato di concentrare tutta l'attenzione sul debito fiscale e cercare una riduzione immediata.
Il problema, tuttavia, riguarda l'intero equilibrio finanziario.
Anche qualora fosse possibile ottenere un trattamento favorevole di una parte del debito, l'impresa dovrebbe continuare a sostenere gli altri pagamenti.
Diventa quindi necessario valutare un piano complessivo, comprendere quali risorse siano effettivamente disponibili e verificare se sussistano i presupposti per uno strumento di regolazione della crisi.
La riduzione di un debito non equivale automaticamente al risanamento dell'azienda.
È possibile trattare i debiti fiscali nella composizione negoziata?
In presenza dei presupposti previsti dalla legge, sì.
L'articolo 23, comma 2-bis, del Codice della crisi disciplina la possibilità di formulare, nel corso delle trattative, un accordo transattivo con le agenzie fiscali e l'Agenzia delle Entrate-Riscossione che preveda il pagamento parziale o dilazionato del debito.
La proposta richiede specifiche relazioni professionali e l'accordo è soggetto alle verifiche e alle condizioni previste dalla normativa.
Anche in questo caso non esiste una riduzione automatica.
Occorre valutare preventivamente la percorribilità dello strumento, costruire la proposta e verificare il rispetto dei requisiti.
Cosa fare prima di chiedere una riduzione del debito
Il primo passo dovrebbe essere una diagnosi della situazione fiscale e finanziaria.
1. Ricostruire tutti i debiti
Verificare importi, creditori, scadenze, eventuali rateizzazioni e procedure di riscossione in corso.
2. Analizzare la capacità economica dell'impresa
Comprendere quanta liquidità può essere destinata al pagamento senza compromettere la normale attività.
3. Valutare gli strumenti disponibili
Distinguere tra dilazione ordinaria, eventuali definizioni agevolate e strumenti di regolazione della crisi.
4. Costruire uno scenario sostenibile
La proposta deve poter essere rispettata, non soltanto presentata.
5. Verificare i requisiti normativi
Ogni percorso richiede condizioni specifiche che devono essere esaminate sul caso concreto.
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