
Composizione negoziata della crisi: cos’è e chi può accedere
Composizione negoziata della crisi: cos’è e chi può accedere
Composizione negoziata della crisi: cos’è e chi può accedere
Quando un’impresa comincia ad avere difficoltà nel rispettare regolarmente pagamenti, scadenze fiscali, banche o fornitori, il problema non deve necessariamente essere affrontato soltanto quando la situazione è ormai compromessa.
La composizione negoziata della crisi è uno strumento pensato proprio per consentire all’imprenditore di affrontare una situazione di difficoltà attraverso un percorso strutturato di risanamento e di trattativa con i creditori, con l’assistenza di un esperto indipendente.
È un percorso volontario e prevalentemente stragiudiziale: l’obiettivo è verificare se esistono condizioni concrete per superare la crisi e preservare, quando possibile, l’attività aziendale.
Che cos’è la composizione negoziata
La composizione negoziata è disciplinata dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.
L’imprenditore può chiedere la nomina di un esperto indipendente quando si trova in una situazione di crisi, insolvenza o squilibrio patrimoniale o economico-finanziario e il risanamento dell’impresa risulta ragionevolmente perseguibile.
Questo ultimo punto è fondamentale.
La composizione negoziata non nasce semplicemente perché l’impresa ha dei debiti.
Deve esistere una prospettiva concreta sulla quale lavorare.
Il risanamento può passare dalla prosecuzione diretta dell’attività, dalla riorganizzazione finanziaria e operativa o, in determinate situazioni, anche dal trasferimento dell’azienda o di suoi rami. La legge attribuisce all’esperto il compito di agevolare le trattative tra imprenditore, creditori e altri soggetti interessati per individuare una possibile soluzione.
Chi può accedere alla composizione negoziata
Lo strumento è rivolto agli imprenditori commerciali e agricoli per i quali esiste una situazione di difficoltà ma anche una prospettiva ragionevole di risanamento.
Non bisogna quindi pensare che sia riservato esclusivamente alle grandi società o alle aziende ormai prossime alla chiusura.
La domanda corretta non è:
“Quanto deve essere indebitata l’azienda per accedere?”
La domanda è piuttosto:
“La situazione attuale può ancora essere affrontata attraverso un progetto credibile di risanamento?”
Due aziende con lo stesso importo di debiti possono trovarsi in condizioni completamente differenti.
Un’impresa può avere un indebitamento elevato ma un’attività redditizia e prospettive concrete di recupero. Un’altra può avere un debito inferiore ma non disporre più di margini, liquidità o prospettive industriali sufficienti.
Per questo la valutazione iniziale è una delle fasi più importanti.
Quali segnali possono far valutare questo strumento
La composizione negoziata può diventare un'opzione da approfondire quando le difficoltà non riguardano più una singola scadenza ma iniziano a coinvolgere l'equilibrio complessivo dell'impresa.
Per esempio, possono emergere contemporaneamente ritardi verso fornitori, difficoltà nel sostenere finanziamenti bancari, debiti fiscali o contributivi, riduzione della liquidità e tensioni nei flussi di cassa.
Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, determina automaticamente la necessità di avviare la composizione negoziata.
È la situazione complessiva dell'impresa che deve essere analizzata.
La valutazione iniziale: il risanamento è realmente possibile?
Prima di intraprendere il percorso è necessario comprendere se esistono presupposti concreti per il risanamento.
La piattaforma nazionale mette anche a disposizione un test pratico finalizzato ad aiutare l’imprenditore a valutare la ragionevole perseguibilità del risanamento. Il test è uno strumento preliminare di orientamento e non sostituisce l’analisi approfondita della situazione aziendale.
La valutazione deve guardare soprattutto alla capacità dell’impresa di generare risorse, alla struttura del debito, alle scadenze, alle prospettive dell’attività e alle iniziative necessarie per riportare l’azienda in equilibrio.
Non basta quindi dimostrare di avere un problema.
Bisogna iniziare a costruire una risposta credibile a quel problema.
Come si presenta la domanda
L’istanza viene gestita attraverso la piattaforma telematica nazionale per la composizione negoziata, realizzata dal sistema camerale.
L’imprenditore accede alla piattaforma, presenta l’istanza e deposita la documentazione necessaria alla valutazione della situazione aziendale.
Tra la documentazione prevista rientrano informazioni economiche e patrimoniali dell’impresa, un progetto di piano di risanamento, l’elenco dei creditori e documenti relativi alla situazione fiscale, contributiva e bancaria.
Questo permette di partire da dati concreti e non semplicemente da una descrizione generica delle difficoltà.
Chi è l’esperto indipendente
Uno degli elementi centrali della composizione negoziata è la nomina di un esperto indipendente.
Il suo ruolo non è quello di assumere il controllo dell’azienda e nemmeno di sostituirsi all’imprenditore.
L’esperto deve facilitare il confronto tra l’impresa e i creditori, valutare la praticabilità del percorso e favorire l’individuazione di una soluzione compatibile con il risanamento.
L’impresa continua infatti a essere gestita dall’imprenditore anche durante la composizione negoziata, nel rispetto delle regole e degli obblighi previsti durante le trattative.
Questo distingue profondamente lo strumento da una procedura nella quale la gestione aziendale viene semplicemente sottratta all’imprenditore.
Cosa succede dopo la nomina dell’esperto
Dopo l’accettazione dell’incarico inizia il confronto sulla situazione dell’impresa.
L’esperto esamina le informazioni disponibili, incontra l’imprenditore e valuta se esistono concretamente prospettive di risanamento.
Se il percorso appare praticabile, possono iniziare le trattative con i soggetti interessati.
La piattaforma nazionale riassume il processo in quattro passaggi fondamentali: presentazione dell’istanza, nomina dell’esperto, accettazione dell’incarico e conduzione delle trattative.
Da quel momento possono entrare nel confronto, in funzione della situazione concreta, banche, fornitori, creditori pubblici e altri soggetti coinvolti nell’esposizione dell’impresa.
La composizione negoziata blocca automaticamente i creditori?
No.
L’avvio della composizione negoziata non significa automaticamente che qualsiasi azione dei creditori venga sospesa.
La disciplina prevede la possibilità, quando ricorrono le condizioni, di richiedere specifiche misure protettive.
Si tratta però di un tema distinto, con requisiti, effetti e intervento del tribunale che meritano un approfondimento dedicato.
Per questo è importante non considerare la composizione negoziata come un semplice pulsante per “congelare i debiti”.
Il suo obiettivo principale rimane il risanamento attraverso una trattativa strutturata.
Cosa si cerca di ottenere dalle trattative
Non esiste un risultato identico per tutte le imprese.
A seconda della struttura del debito e della capacità di risanamento, il percorso può portare alla ricerca di accordi con alcuni o più creditori, modifiche delle scadenze, interventi sulla struttura finanziaria o altre operazioni funzionali alla continuità.
L’obiettivo deve essere costruire una situazione nella quale l’impresa possa tornare a sostenere i propri impegni senza limitarsi a rinviare il problema.
Per questo una buona composizione negoziata non parte dal chiedere:
“Quanto possiamo non pagare?”
Parte dal capire:
“Come deve cambiare l’azienda affinché possa tornare sostenibile?”
Quando la composizione negoziata può non essere la strada corretta
Non tutte le crisi possono essere risolte attraverso questo strumento.
Se non esiste più una prospettiva ragionevole di risanamento, continuare ad accumulare debito e rimandare decisioni necessarie può peggiorare la situazione.
L’accesso alla composizione negoziata deve quindi essere preceduto da un’analisi realistica.
Fatturato, margini, liquidità, patrimonio, esposizione verso i creditori e capacità futura dell’impresa devono essere considerati insieme.
L’obiettivo non è avviare una procedura a tutti i costi.
È capire quale percorso sia sostenibile per quella specifica azienda.
Perché intervenire prima può fare la differenza
Una crisi d’impresa raramente nasce in un solo giorno.
Normalmente arrivano prima segnali più piccoli: ritardi nei pagamenti, utilizzo crescente degli affidamenti, difficoltà nel rispettare imposte e contributi, tensioni con i fornitori o progressiva mancanza di liquidità.
Intervenire quando l’azienda ha ancora attività, clienti, competenze e capacità di produrre reddito può rendere molto più concreta la possibilità di costruire un risanamento.
La crescita nell'utilizzo dello strumento conferma che sempre più imprese stanno scegliendo di affrontare la crisi attraverso questo percorso: nel 2025 Unioncamere ha registrato 1.776 istanze, contro 1.048 nel 2024.
Tassorama: capire prima se esistono le condizioni per il risanamento
La composizione negoziata può rappresentare un importante strumento per un'impresa in difficoltà, ma non deve essere avviata senza prima comprendere la situazione economica e debitoria nel suo complesso.
Tassorama analizza l'esposizione dell'azienda, i rapporti con banche, Fisco, INPS e fornitori e verifica insieme all'imprenditore quali percorsi possono essere concretamente valutati.
L'obiettivo è capire se esiste una prospettiva sostenibile e intervenire prima che le difficoltà diventino più complesse da gestire.
La tua impresa sta attraversando una situazione di difficoltà? Richiedi un'analisi della situazione a Tassorama.